Unplanned

Sono una pianificatrice, ormai lo sapete. Pianifico gli articoli che pubblicherò con un mese di anticipo per placare la mia ansia e sentirmi meglio. Ma a volte, come oggi, leggo l’argomento di cui dovrei parlare e non ce la faccio, non riesco a parlare di qualcosa di frivolo quando ho tutt’altro per la testa. Quando in tutta la mia vita c’è attualmente solo una cosa che sta andando per il verso giusto, l’unica cosa a cui mi sto aggrappando con tutte le mie forze, con le unghie e con i denti, fino a strappare la pelle di chi è coinvolto.

Pelle viva, la mia. Pelle esposta all’aria, pelle di un animale ferito che si chiede se valga la pena sforzarsi e rialzarsi di nuovo, o se non sia invece meglio rimanere a terra, aspettando la fine che prima o poi verrà di certo. Mi rendo conto di quanto mi sia auto-sabotata negli ultimi tre anni, di quanto abbia preso un sacco di decisioni sbagliate dettate dall’inconscio, tutte con lo scopo inconsapevole di far decidere altre persone al posto mio. Ogni errore è un tentativo di uscita da qualcosa che non sento mio, una spinta sempre più verso il limite, verso il momento in cui qualcuno mi costringerà a cambiare direzione, perché non sono in grado di cambiare direzione da sola.

Temo il giudizio degli altri, temo cosa penserebbero se prendessi le decisioni che sento mie, che sento essere giuste. Se abbandonassi l’università, se cercassi un lavoro, se consultassi qualcuno per la mia ansia. SE. Ormai ho capito di essere estremamente passiva, vivo la mia vita errore dopo errore, attendendo che qualcuno dica: “Adesso basta”, obbligandomi a cambiare. Che vengano finalmente fatte al posto mio le scelte che non sono in grado di fare da sola, perché comporterebbero conflitti, delusioni e ferite profonde. Se riuscissi invece a far prendere quelle decisioni ad altre persone, allora non sarebbe colpa mia, allora non sarebbe su di me.

L’arte di sabotare te stesso, ma quanto sono brava. Il mio impegno è lodevole, resistere per tre anni non è da tutti. E allora perché ho l’impressione di aver resistito per tutta la vita, facendo sempre ciò che vogliono gli altri per me, senza mai prendere in mano la mia vita? Forse perché è così, forse perché sono sempre stata debole, fin da quando sono nata, fin dalla mia infanzia.

Pelle viva, la mia. Pelle esposta all’aria, pelle di un animale ferito che si chiede se valga la pena sforzarsi e rialzarsi di nuovo, o se non sia invece meglio rimanere a terra, aspettando la fine che prima o poi verrà di certo. No, forse è meglio non sforzarsi, ora che si rende conto che ogni movimento è un dolore acuto. Ora che realizza che se prova a sollevarsi sulle zampe l’intero corpo trema, attraversato da fitte laceranti. Il suo cuore è a pezzi, accanto a lui. Lo guarda con gli occhi appannati di dolore, vede quest’organo distrutto ma ancora pulsante. Non è più nel suo corpo, non è più collegato agli altri organi, ma in qualche modo pulsa ancora. In qualche modo ancora gli permette di vivere, di respirare, di soffrire. Comincia a nevicare, i fiocchi soffici raffreddano e accarezzano le ferite, il freddo rende insensibili i tagli e fa sentire meno il male.

Pelle viva, la mia. Pelle esposta all’aria, pelle di un animale ferito che si chiede se valga la pena sforzarsi e rialzarsi di nuovo, o se non sia invece meglio rimanere a terra, aspettando la fine che prima o poi verrà di certo. Nel dubbio, l’animale aspetta. Molto più facile rimanere disteso a sanguinare, ma ora sa che la neve cade sempre per un motivo. La neve lo guarirà.


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3 risposte a “Unplanned

  1. Pingback: Prodotto del Mese – Novembre 2015 | Bits and Pieces

  2. Forse hai bisogno solo di una spinta… Se la strada che stai percorrendo non è quella giusta per te, faresti bene a invertire rotta, ora. Cercare aiuto e sostegno nelle opinioni degli altri non è sempre sinonimo di debolezza. Passare la vita a chiedersi cosa penseranno gli altri se compi una determinata scelta: questa sì che è debolezza. Fortunatamente non mi sembra il tuo caso. ll solo fatto che tu ne abbia preso coscienza dimostra la tua forza d’animo: sicuramente non ti stai lasciando cullare dalla “facilità” di una scelta sicura. Il bisogno di cambiamento è perfettamente normale e sono sicura che se ti prenderai un po’ di tempo per pensarci seriamente, capirai cosa fare. Coraggio, non sei sola 🙂

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    • Grazie per il commento, sei sempre d’aiuto 🙂 mi servirebbe una spinta bella forte però! Invece è proprio così, per tutta la vita, e soprattutto negli ultimi tre anni, ogni mia scelta è stata condizionata dalle opinioni e reazioni degli altri. Mi rendo conto che la maggior parte di ciò che faccio è per compiacere altre persone… Ho bisogno di un grande cambiamento, uno in piena regola, e sto cercando di gettarne le basi. Grazie ancora 🙂

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