Senza speranza

Quando la mia vita va bene in una direzione, deve poi regolarmente andare in modo catastrofico in un’altra. Al momento, sono finalmente riuscita a sbloccare la mia situazione universitaria, e sto procedendo nel mio corso con ottimi risultati. Anche per quanto riguarda l’ansia sociale, non c’è male. Sono riuscita ad andare al ricevimento di un docente, al cinema, a una serata con molte persone, tenutasi ieri. Insomma, progressi in entrambi i campi, vita sociale e universitaria in ascesa.

E poi arriviamo alla parte dove tutto va male, al mio corpo e al mio rapporto con il cibo. Innanzitutto, premetto che le prossime righe potrebbe sembrare deliranti per chi non ha mai provato una cosa del genere, ma non sto chiedendo di mettervi nei miei panni. Io sono fidanzata da quattro anni con il ragazzo più meraviglioso del mondo. Meraviglioso non significa senza difetti, sarebbe impossibile, ma rappresenta per me l’unica persona con cui riesco a confidarmi e parlare davvero di tutto. Mi conosce come le sue tasche, sa interpretare reazioni e pensieri solo da un gesto, uno sguardo o un silenzio. Anche mia sorella mi conosce benissimo, forse in certe cose anche meglio di lui, ma con lei non è la stessa cosa. Per quanto io mi possa confidare ogni tanto, non riesco mai ad aprirmi senza problemi, come faccio invece con lui, quando non riesco più a tenermi tutto dentro. Per quanto riguarda i miei genitori, non scherziamo. Mi hanno insegnato fin da piccola che le confidenze vengono solo seguite da rabbia o vergogna e che piangere non risolve nulla.

Ora, il fatto è che io voglio andare a vivere con lui. Vedo coppie che stanno insieme da dieci anni e che riescono a vivere separate, e sinceramente non so come facciano. Magari si vedono tutti i giorni, ma continuano a non vivere insieme. Non so come ci riescano, perché io sto impazzendo. Christian è l’amore della mia vita, e per quanto a volte ci possiamo trovare insopportabili e insofferenti l’uno dell’altra, ci amiamo con tutto il nostro cuore. Io sapevo che lui sarebbe stato questo per me due anni prima di cominciare la nostra relazione, in un flash istantaneo che ho avuto dal nulla, quando ci conoscevamo già da tre anni (scusate per i troppi riferimenti numerici). Lo sapevo e non smetterò mai di crederci. Ma quello che abbiamo non basta più a nessuno dei due. Non ci basta più vederci con questa frequenza, per questo totale di ore, lasciandoci con più amaro in bocca di prima.

Questo non vuol dire che non ci godiamo i momenti insieme, tutt’altro. Li assaporiamo talmente a fondo, che quando finiscono non si può fare a meno di volerne ancora. Non sono ingenua, non penso che vivere insieme sarebbe un paradiso senza problemi, ma so che sarebbe meglio di questo dolore e senso di vuoto ogni volta che ci lasciamo. Perché fa male non avere certezze sul futuro, fa male non sapere quanto tempo ci vorrà a realizzare un sogno.

Ma come si collega tutto questo al mio rapporto con il cibo? Beh, ogni volta che una delle nostre giornate insieme finisce (circa una volta a settimana), sprofondo in uno stato orribile non appena lui va via o io rientro a casa mia. Stato di tristezza che a volte si limita a rasentare la depressione, a volte invece la accoglie a braccia aperte e mi inghiotte completamente, come il mostro nero senza fine che è. La chiamiamo “crisi d’astinenza”, anche se sappiamo che si tratta di ansia da separazione. Capita ad entrambi, ma a me in modo più intenso, a causa delle mie tendenze depressive. Avviene in me perché, nelle giornate che trascorriamo totalmente insieme, la mia felicità è al massimo livello, il mio appagamento fisico ed emotivo anche, e sono libera da ansie e preoccupazioni. Ma quando tutto finisce, il livello scende bruscamente. Ritrovo me stessa in una casa in cui ho un sacco di cose da fare, ma che non voglio cominciare perché lui non è qui. Solitamente, questa crisi dura al massimo una giornata, e poi torno alla normalità, senza più provare quella profonda tristezza.

Pensate che, dopo quattro anni, ancora piangiamo ogni estate, quando io me ne devo andare per tre settimane, durante le quali ci si può solo sentire ogni due giorni per dieci minuti. Il dolore estivo di quelle settimane è così pungente, vivo e acuto, e non so come sia possibile dopo così tanto tempo. Ogni anno speriamo che diminuisca, che faccia meno male, ma da un lato ne siamo contenti perché significa che il nostro amore è ancora forte.

Il problema è che io non sono forte ogni volta che mi si presenta una crisi “post-amore”, anzi. Spesso e volentieri cedo alla depressione per uno o più giorni. Passo magari le giornate sul divano, a veder scorrere post su Facebook, video su YouTube e a mangiare in modo totalmente sbagliato. Ho un disturbo alimentare che mi spinge a mangiare di tutto, in modo incontrollabile, solo per non essere costretta a provare queste sensazioni. Il desiderio di voler vomitare, di volermi fare del male dopo e durante.

Ma tanto l’unica cosa che so fare davvero bene, dopo tutto ciò, è lamentarmi del mio peso, della mia cellulite e della mia forma fisica. Piangere sulla bilancia, sulla cyclette, o mentre mangio in modo spropositato. Ho un diario che prova che, intorno agli 8 o 9 anni, ho sentito per la prima volta la frase “hai le cosce grosse, devi fare movimento”, pronunciata dai miei genitori. Significa che ho passato oltre metà della mia vita a guardare e odiare la mia immagine allo specchio, vedendo un corpo sproporzionato, che sembra avere due metà appartenenti a due corpi diversi, separati dalla linea dell’ombelico. Delle gambe la cui dimensione non viene nascosta dai pantaloni scuri, delle gambe che non entrano più nei jeans di due anni fa. Solo schifo verso di me da parte di me.

Come se non bastasse, non passa giorno senza che io pensi alla chirurgia estetica. Sono sempre stata contraria a chi rifà parti del proprio corpo per accontentare e seguire la massa, ma comprendo totalmente chi lo fa perché sa che si sentirà più completo a seguito di quel cambiamento. Ciò che voglio cambiare di me è estremamente personale, ma non ha nulla a che fare con le “classiche” zone di chirurgia estetica. Non c’entrano il seno, i glutei, la pancia, il naso, la liposuzione. Non si tratta di aderire a uno standard di bellezza unico, perché è, al contrario, una parte talmente poco discussa e “paragonata” per la quale non ho metri di comparazione e non intendo averli. Vorrei solo poter avere più equilibrio estetico e sensoriale per quanto riguarda quella parte di me, che mi crea ogni giorno un forte dolore emotivo, quando la noto ogni 2-3 ore e talvolta anche fastidio fisico, a seconda delle situazioni. Per la cellulite posso fare qualcosa, per la mia alimentazione anche, ma per questo non c’è nient’altro, a parte la chirurgia, che io possa fare. Non posso neanche dire “sono nata così”, perché si tratta di una modifica che il mio corpo ha subito col tempo, e che non è riversibile.

Concludendo, attualmente odio il mio corpo, oggetto del mio continuo sabotaggio. Sono in uno spirale di alimentazione distorta, trattando il mio corpo come un cestino della spazzatura. Alterno sprazzi di salute a momenti di profondo malessere, da cui non riesco a uscire. Desidero un futuro che sembra troppo lontano, sprofondato nella più totale incertezza. Ed è per tutti questi motivi che “Gocce di Salute” si prenderà una pausa, non so quanto lunga. Mi sembra veramente illogico dare consigli salutisti quando io sono la prima a fare l’esatto opposto. Ne verrebbero fuori articoli di bassa qualità e un forte senso di colpa e falsità da parte mia. Ho bisogno di stare con me stessa, capire dove voglio andare e cosa voglio fare, perché davvero non lo so più.

So che ci sono cose ben peggiori al mondo, gente con situazioni più tristi delle mie, ma questa ora è la mia realtà e fa male da morire. La consapevolezza che ci sia di peggio non rende il tutto migliore. La pelle delle mie guance continua ad essere secca a causa del sale nelle mie lacrime, che non accennano a smettere di scendere. Non cambia nulla.

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