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Ansia. Cosa vuoi di più dalla vita?

Hai presente quando dici che non scriverai più sul blog? Ecco, poi arriva un momento in cui l’unica cosa che puoi fare è proprio scrivere sul blog per evitare un crollo emotivo. Una gara di canto del cazzo. Un locale minuscolo, il più piccolo che io abbia mai visto. Gente ai tavoli, in piedi, seduta, roba che il 35 alle 7 del mattino è una leggera pioggerella piacevole. Mi siedo vicino a mia suocera, la gente comincia ad accalcarsi davanti a me. Sento ginocchia, glutei, borse, colpi contro di me, corpi e capelli che si ammassano. Il gelo da fuori quando si apre la porta. Le fitte al ventre, per qualche motivo sconosciuto.

Lui canta, c’è un problema con il mixer, una discussione sul palco, ma quasi non lo sento cantare. Questo perché mentre canta, comincia il mio primo attacco di panico. Ringrazio Dio di averne riconosciuto i sintomi: vampate improvvise di calore, cuore che comincia a battere sempre di più, come se stessi per morire, e solo voglia di piangere e allontanarmi dalla folla. Quasi non sento cosa canta lui, sono concentrata per cacciare via l’attacco, e in parte funziona. Lui arriva, pensa ad altro, parole su parole, errori, basi, mixer, figure di merda, rimproveri, frustrazione, delusione. E io voglio solo andarmene. E per un attimo vorrei che capisse che io lì non ci sono. Comincio a pensare di chiedergli di portarmi a casa, ma la macchina serve anche per i suoi genitori e lui deve rimanere per la seconda parte della serata. Vorrei solo uscire, preferirei il gelo che c’è fuori alla sensazione che sto provando. Quasi non respiro, ho fitte al ventre che mi impediscono quasi di camminare, ma è tutto un parlare, un lamentarsi. E io mi sento in colpa, perché come sempre i miei problemi non mi permettono di aiutarlo come vorrei. Troviamo una stanzetta più piccola, con dei divani, vuota. Decido di stare lì, migliorerà il mio attacco, e poi la stanza si riempie di colpo di gente, ragazzi e ragazze che sghignazzano. Sicuramente ridono di te, suggerisce il mio cervello. Vorrei andare a casa, non chiedo altro. Dice che se non va in finale, andiamo a casa, ma poi decide di restare comunque. Vorrei solo che per un attimo lui smettesse di parlare e mi stesse vicino in silenzio, perché io mi sento davvero male. E mi sento ancora più in colpa, lo sto mettendo da parte per i miei problemi. Ma io lo capisco, davvero. Se fosse successo a me quello è successo stasera a lui sul palco, sarei ancora in bagno a piangere. Lo capisco ma non posso aiutarlo, ciò che è fatto è fatto. E ora sono qui nella stanzetta con tutta la gente, lui non c’è perché è andato a parlare con altre persone, durante l’intervallo. Ovviamente quando una persona ti racconta di aver superato tre attacchi di panico, lasciarla da sola è la scelta migliore. E quindi scrivo per non concentrarmi su quello che accade intorno a me, perché come sempre in queste situazioni sono sola. E faccio la figura della fidanzata fredda, quella che tiene le distanze dal fidanzato, si secca se parla troppo e ripete le stesse cose, quella poco comprensiva, che non dà baci e abbracci. Mai una volta che io riesca a essere la fidanzata che sono veramente, quella che sarebbe sempre attaccata a te, che non ti mollerebbe un momento da quanto ti ama, che ti scoperebbe ogni momento come Ana di 50 shades, ma in pubblico la mia vera me se ne va… E rimango io che voglio solo piangere, e che lui almeno mi lasciasse finire i discorsi, per quel poco che mi apro. Ti ripeto che non mi va di parlare in pubblico di quello che è successo, ma no, continuiamo pure. In macchina non voglio sentire discussioni o altro, mi metterò le cuffie e troverò una scusa. I suoni mi sembrano ancora così intensi, anche ora che andiamo via. Chi non ha il disturbo d’ansia non sa che ogni suono è una frustata, ogni risata è una coltellata, ogni corpo intorno a te è un sacchetto di plastica sulla tua faccia. Voci del cazzo alte come non so cosa. Suoni ovunque, dappertutto. Che cazzo ride quella tipa con quella risata squillante nelle mie orecchie? Che cazzo batte quel ragazzo le mani sul tavolo in quel modo? Andatevene da questa dannata stanza. La gente non capisce, nessuno capisce. Io dovrò ricordarmi di leggere questo articolo, quando dovremo pianificare il nostro matrimonio. E via così, proprio dopo che oggi ho accettato un lavoretto che accentuerà e accenderà ogni mia ansia. Quanto puntate su un episodio di binge eating domani? Alti e bassi, baby. Alti e fottuti bassi. 

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I peggiori mostri

Cara Elettra,Perché me? Perché dovevi scegliere me? Ti giuro che ho già abbastanza problemi, ma grazie per avermi accompagnata in questi anni, ne avevo proprio bisogno. Ogni bambina, ragazza e donna ha bisogno di questo, o no? 

Vaffanculo, cara Elettra, e vai a perseguitare altre persone. Sono stufa di sentire, vedere e immaginare cose che non devono stare nella mia testa. Se sento, il cuore batte all’impazzata come se stessi correndo e immediatamente devo farmi male. Pianto le unghie nel palmo della mano, cerco di staccarmi la pelle. Dopo che mi rendo conto di non riuscirsi, mi viene da piangere. Quella è la fase 2, ma aspetta di sentire la fase 3, quella in cui devo trattenermi con tutta la mia forza dall’andare in bagno a vomitare.

Parole ripetute nel mio cervello, che girano e si ripetono, ripeterle è la mia droga, mi piace ripeterle. Controllo ciò che posso, cassetti, armadi, telefoni. Sono malata, e la colpa è solo tua. Brividi, nausea, lacrime. Trattengo tutto pensando che domani mi sfogherò quando sarò da sola, ma domani avrò già dimenticato. Per un paio di giorni, poi mi perseguiterai ancora. Io ti odio. Odio il fatto che non riesco a seguire nulla in tv perché la mia mente e le mie orecchie sono altrove. Odio che ogni cosa che pubblico sui social sia in funzione di te, che non sono me stessa, che non lo sono mai stata. Penso che se cominciassi a piangere non mi fermerei più. 

Ti conosco da quando ho 6 anni, cara Elettra, e ne sono passati altri 17 da quel giorno. Io non ti voglio nella mia vita, ma non so neanche come sia una vita senza te. Una vita senza impulsi e ossessioni. Una vita di sesso libero, senza influenze esterne. Forse non l’avrò mai, mandarti via dalla mia testa richiede uno specialista e sto risparmiando per andarmene a vivere per conto mio. Già, andare a convivere anche per mostrare al mondo qualche altro aspetto di me, per farmi vedere come al solito. Niente, proprio non te ne vai.

Perché non fai come Electra nel film “Love”? Suicidati.