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Paura di cadere

Vedo miglioramenti che non mi sarei mai aspettata. Nell’ultimo mese, ho fatto passi da gigante che non ritenevo assolutamente possibili. Si tratta di cose che per la maggior parte delle persone sono insignificanti, ma per me rappresentano invece un grandissimo cambiamento. Cose come una camminata di mezz’ora da sola, un sorriso e una chiacchierata con qualcuno all’università, un’occasione di confronto, un po’ di autonomia in più. Miglioro a vista d’occhio e mi stupisco di me stessa.

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Sorpresa da me nel sorprendere te 

Qualche giorno fa ho avuto l’idea di sorprendere la persona che amo all’università. Ho programmato tutto nei dettagli, ma poi ho realizzato che per portarla a termine sarei dovuta uscire di casa. E per la prima volta dopo mesi, ho avuto una sincera voglia di farlo.

Ovviamente, quando si è trattato di uscire sul serio, mente e corpo erano profondamente contrari, ma ormai avevo deciso. Ho fatto la mia spesa, preparato i panini, preso il pullman. Sono scesa alla metro, ho caricato il nuovo abbonamento sulla tessera universitaria e da lì sono andata a piedi fino alla facoltà, in una ventina di minuti.

All’inizio tremavo, mani, gambe, tutto. Ma poi, camminando sul ponte pedonale sopra la ferrovia, mi sono detta: “Respira, sei qui, vedi le montagne innevate, va tutto bene”. E ogni volta che la mia mente ha pensato al “dopo”, l’ho riportata al presente. A questi passi.

Dopo il ponte, ancora una decina di minuti e sarei arrivata. Saltavo quando qualcuno spuntava dal nulla, ma stavo combattendo. Arrivata all’università, pur avendo ancora ansia, stavo meglio. Ho aspettato che lui uscisse da lezione, pigiata contro gente altrettanto pigiata tra persone che pigiavano. Ma è andato tutto bene, la sorpresa e i panini sono stati apprezzati, e abbiamo trascorso uno splendido pomeriggio insieme.    

   

 
Quello che più mi ha stupito è stato scoprire che, nel sorprendere lui, ho sorpreso me stessa. Sorpresa del mio sforzo, della mia paura e della mia lotta per sconfiggerla. Ed è solo l’inizio!   

Sfida dei 90 giorni

Si arriva a un certo punto ad un limite. Ci si arriva spesso, magari non si riesce più ad uscirne o a superarlo. Mi è capitato sempre più spesso negli ultimi tre anni, in particolare negli ultimi sedici mesi. Arrivo ad un punto di rottura in cui non ce la faccio più, ho un profondo bisogno e desiderio di cambiamento assoluto, perciò mi ripropongono che le cose cambieranno una volta per tutte. Come va a finire? Che dopo qualche settimana, tutto va in malora. Che si tratti di mente, corpo o spirito, non riesco mai a portare a conclusione ciò che mi prometto.

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Come trovare la motivazione

Purtroppo, la motivazione non si può trovare con un click o con del denaro: non la si trova su Google Maps, non la si acquista su Ebay e non la si ordina in nessun negozio. Nonostante sia così difficile da trovare (e trattenere), si tratta anche di una delle cose che più ci servono nella vita, ciò che ci spinge e ci da la forza per seguire sogni e progetti che desideriamo intensamente. Oggi scopriremo dove si trova la maggior fonte di ispirazione, come sfruttarla e in quale modo risalire dal peggio del peggio. Buona lettura!

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Tutto può cambiare

Ho deciso di scrivere questo post per chiunque si trovi in un momento di difficoltà o delusione, per dimostrare come bisogni sempre avere fiducia. Faccio una piccola premessa che chiarirà alcune cose: di solito, per evitare di trovarmi senza idee per il blog, tengo sempre di scorta un paio di articoli da poter pubblicare in caso di imprevisti o impossibilità di scriverne altri. Un mese fa ho scritto un breve post, e l’ho tenuto salvato sul mio computer convinta che l’avrei pubblicato la settimana seguente; non era un post allegro, anzi. Era un articolo in cui mi mostravo delusissima da me stessa e da tutte le terribili conseguenze delle mie azioni. Ogni settimana mi dicevo: “Pubblicalo questa volta”, e invece non lo pubblicavo mai, perchè di settimana in settimana le cose andavano migliorando sempre di più, e non avrebbe avuto senso postare qualcosa che non sarebbe più stato valido per il momento attuale. Ho così deciso di pubblicarlo oggi, per mostrarvi i miei pensieri un mese fa e quelli di adesso, per dimostrarvi che non è mai troppo tardi, tutto può ancora cambiare in meglio. Ecco perciò a voi ciò che ho scritto trenta giorni fa:

Qualche settimana fa ho guardato questo bellissimo video di Kandee Johnson, una grandissima Youtuber e un’ottima makeup artist; il video parlava di come lei creda che non ci sia mai bisogno di avere rimpianti, di nessun tipo. Durante l’intero video, lei dice che ogni mossa sbagliata, ogni decisione presa che ha portato errori e delusioni non è da rimpiangere, perché ogni scelta, ogni direzione, ci porta ad essere ciò che siamo adesso; senza quelle decisioni, non saremmo noi stessi, non saremmo ciò che siamo oggi, in questo preciso momento. Non saremmo persone migliori che acquisiscono esperienze e migliorano giorno dopo giorno.

Ho adorato il suo video e il messaggio che ha condiviso con tutti, ma nonostante le magnifiche cose da lei dette, continuavo a ripetermi dentro di me: “i tuoi errori invece li devi rimpiangere. Ti sei infilata tu in questo casino, è colpa tua, e se non l’avessi fatto ora saresti molto più felice”. Leggendo i commenti al video, ho trovato moltissime persone che scrivevano di come apprezzassero le parole di Kandee ma di come non potessero fare a meno di pensare a quanto la loro vita sarebbe stata diversa se non avessero commesso le scelte sbagliate. E Kandee molto dolcemente rispondeva a tutti, dicendo che invece sono proprio quelle scelte ad averli plasmati e ad averli fatti diventare ciò che sono ora.

Pur continuando ad adorare ciò che lei rispondeva, il mio cervello non si zittiva. Insomma, come posso pretendere di non avere rimpianti quando ormai essi sono praticamente tutto ciò che occupa i miei pensieri da mesi? Ho sprecato la mia vita a partire da Marzo di quest’anno, ho tralasciato gli studi e l’impegno universitario per dedicare più tempo e dedizione al blog e al rapporto con il mio fidanzato. Un comportamento del genere me lo potrei aspettare da ragazzine immature del liceo, non da una ventenne che ha sempre dato il massimo nello studio. E così adesso mi trovo con tantissimi esami arretrati, bloccata al primo anno perché non ho raggiunto il numero di crediti necessari a passare all’anno successivo e senza il permesso di frequentare i corsi del secondo anno. Vedo tutte le persone con cui ho frequentato l’anno scorso andare avanti, contenti dei loro successi, e io resto qui, bloccata, a chiedermi non dove ho sbagliato, ma perché ho sbagliato. Mi sono comportata in modo stupido e immaturo, come non ho mai fatto prima, e non me ne sono mai pentita tanto quanto oggi.

Con il senno di poi, rileggere queste parole mi mette i brividi. Chiunque tenga un diario e ci scriva regolarmente capirà come mi sento: è come quando si sfogliano vecchi pensieri scritti tempo prima e ci si renda conto di quante cose siano cambiate, magari anche in un breve lasso di tempo. Ora sono ufficialmente al secondo anno di università, con la possibilità di frequentare e sostenere esami per quest’anno accademico, e ne sono felicissima. Questo non vuol dire che non mi preoccupi più per gli esami arretrati, anzi. Dovrò impegnarmi al massimo e darci dentro, ma questi cambiamenti mi hanno dimostrato come, anche quando la più piccola speranza sembri perduta e si creda di aver rovinato tutto, qualcosa può migliorare e aiutarvi.

Spero che questo articolo abbia fatto capire a chiunque si senta intrappolato dai propri errori che c’è sempre una via di uscita, un metodo per rimediare in modo efficace ai propri sbagli, che sono ciò che ci rendono le persone che siamo proprio in questo istante. Per vedere il video di Kandee Johnson menzionato in precedenza, cliccate qui:

Alla prossima!

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Tough? Not really

Circa una settimana fa ho sostenuto il mio primo esame universitario: Business Administration, vale a dire contabilità generale. Un esamone che ci è stato presentato dai nostri docenti come difficile, complesso e terribile, conferma che ci è stata data anche dal valore attribuito, 12 crediti. The toughest of all. Eravamo tutti spaventatissimi, dopo intere giornate ad esercitarci, temendo chissà quali domande ambigue e imprevedibili. Neanche che ci aspettassimo uno scherzo, vedendo comparire sul foglio quesiti relativi a navicelle della NASA o all’impianto idraulico della facoltà.

Con nostra sorpresa, una volta consegnati i fogli, ci troviamo davanti esercizi di contabilità da registrare sul libro giornale e sul libro mastro, compilando alla fine i vari registri. Mamma mia, chi l’avrebbe mai detto? Esercizi semplici, davvero, ammesso che ci sia lo studio di base. Tanta paura per niente.

Alla fin fine, i quesiti erano più facili della maggior parte degli esercizi studiati a lezione. Con questo non voglio dire che sono certa di aver preso 30, perché so di aver commesso degli errori. Quello che intendo è che non era per niente difficile o complesso, anzi. A volte ci fasciamo la testa per cose per cui non ne vale la pena, mentre tutto andrebbe in modo diverso se affrontassimo le cose con più calma. Adesso vedremo se tra un mese, al prossimo esame, avrò imparato la lezione 😉

Stress imprevisto

Non vi è mai capitato di avere così tante cose da fare da non sapere nemmeno da dove cominciare? Beh, mi sento esattamente così. Ho il primo esame universitario venerdì 18, e avrò solo i due giorni precedenti per ripassare, perché fino a martedì pomeriggio avrò ancora lezione. Ora, il problema è che, a poco più di una settimana dall’esame, ho ancora una marea di appunti da riordinare, 45 pagine da studiare (in ritardo rispetto al programma), senza contare la mole di lavoro che avrò dalle prossime quattro lezioni.
La cosa incoraggiante è che ai nostri docenti non importa nulla dei nostri orari folli, al punto da promettere di caricare il materiale per studiare entro poche ore, e poi semplicemente dimenticarsi di farlo. Perciò sto impazzendo. Ho il libro qui di fianco che mi scruta minaccioso, ma almeno questo blog è terapeutico e mi aiuta a stare meglio. Ce la farò? Ma si. Magari oggi è solo una giornata no, che è iniziata con diversi incidenti di percorso, con la perdita di 3, e ripeto 3, autobus di fila, l’arrivo in ritardo a lezione, il mal di testa e ora anche lo stress per la riduzione dei tempi di ripasso. Ma so che ce la farò, ora alzo il sedere dal divano e vado a iniziare a sistemare gli appunti. Just take a deep breath. I’ll work it out.

Primi giorni da universitaria

Si può fare il bilancio di qualcosa dopo solo 3 settimane di esperienza? Nel mio caso, credo di si. Ho iniziato l’università il 23 settembre, al Dipartimento di Economia e Management di Torino. Ma io, personcina poco banale, non sono mica andata a scegliermi i corsi che fanno tutti, tipo marketing o bancaria, ho deciso di seguire un corso di laurea particolare, Business Management. Si tratta dell’equivalente italiana di Economia Aziendale, ma è interamente e completamente in inglese. Qui, è un mondo diverso. Non si possono seguire più corsi contemporaneamente, ma solo uno alla volta, e dare l’esame subito alla fine del corso. Le lezioni sono rigorosamente al pomeriggio, e sono spesso intervallate da presentazioni di casi studiati dagli studenti, divisi in gruppi, attività che, per ora, ho trovato alquanto inutile. Tra gli studenti che seguono il corso bisognerebbe conversare in inglese, cosa che non avviene praticamente mai, essendo in prevalenza italiani. Perciò, delusione. A tutti quelli che mi chiedono perché ho scelto questo corso, rispondo che ho una grande passione per l’inglese e un buon interesse per l’economia. Ma in questi giorni mi sto chiedendo se è questo l’inglese che amo. Se lo sto ritrovando nell’accento scoordinato del docente, nella sua pronuncia imperfetta, negli errori dei miei compagni e nelle mancanze grammaticali dei libri di testo. Perciò, ogni santo giorno, durante il tragitto di un’ora per andare in facoltà, mi chiedo se ho fatto bene, se ho scelto in modo ragionato e razionale. Beh, probabilmente non ho scelto bene e nemmeno in modo razionale. E intanto il pullman continua ad avanzare, non si torna indietro. Scendere ora vorrebbe dire essere spersi, a metà strada. E continuo a pensare. Arrivo alla mia fermata ed eccola lì, la solita infame domanda che mi aspetta ogni volta. Sto facendo quello che mi piace? Si. La risposta è si. Perfetto, metti via la paura e spingi quella dannata porta.